Yonca Karakaş è una fotografa e artista visiva turca, laureata in Fotografia e Video presso la Facoltà d’Arte e Design dell’Università Tecnica di Yıldız nel 2012. Nel 2014 ha fondato il suo studio personale “YONKA” e nello stesso anno è entrata a far parte della Pg Art Gallery. Ha partecipato a numerose mostre sia in Turchia che all’estero, inclusi spazi come Akbank Sanat e Guy Hepner Gallery. La sua prima mostra personale si è tenuta nel 2017 presso la Pg Art Gallery.

Temi e Visione Artistica di Yonca Karakaş
Il lavoro di Karakaş esplora temi legati alla memoria genetica, identità, religione, psicologia e società. Secondo l’artista, ogni informazione che ereditiamo può limitare la libertà mentale. Le sue opere mettono in discussione l’apparente realtà, creando universi alternativi dove gli oggetti e i corpi sono manipolati per alterare la nostra percezione del mondo.






Una Critica Visiva alla Società dell’Immagine
Karakaş utilizza la fotografia per criticare la società ossessionata dall’immagine. Le sue composizioni sono popolate da figure quasi manichino: pelle perfetta, sguardi fissi, capelli impeccabili. L’universo visivo che crea — fatto di rosa e blu vivaci — riflette la nostra ricerca del perfezionismo estetico. Nei suoi lavori, elementi come carne incorniciata, croci di caramelle o animali ibridi diventano metafore della superficialità contemporanea.



La Post-Produzione come Spazio di Catarsi
L’artista considera l’editing il suo spazio di catarsi, un luogo in cui può ridefinirsi. Lavora intensamente su colore, composizione e dettaglio, creando opere che evocano inquietudine ma anche bellezza sterile. Dice: “È come se tutto ciò che è nulla ma sul punto di diventare qualcosa fosse in sintonia col presente.”








Yonca Karakaş e l’Anatomia del Corpo Umano
Ispirandosi a manuali medici, Karakaş scompone e ricompone il corpo umano nelle sue serie come “The Anatomy of Things”, in cui deforma anatomicamente i volti delle persone vicine a lei, trasformandoli in soggetti estranei. Questo processo rappresenta un distacco dalla sincerità, sostituita da una realtà plastificata.
Nei suoi lavori, anche gli animali hanno un ruolo simbolico: capre, maiali o carne vengono usati per mostrare l’avidità umana. Le sue immagini sono un’esposizione visiva della nostra brama di possesso: vogliamo oggetti perfetti, relazioni perfette, identità perfette.








Conclusione
Per Karakaş, la fotografia è l’unico rifugio per restare attiva in una realtà che distrugge l’anima. Le sue opere ci chiedono: “Siamo davvero così perfetti come vogliamo apparire?” — e la sua risposta è chiara: “No, non lo siamo.”
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